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2012-10-06
VIAGGIO DI STUDIO IN SPAGNA

 

PROGRAMMA DEFINITIVO

 

Progetto Viaggio in Spagna – dal 6 all' 8 ottobre 2012

 

 L’AIOMA e l’Università Politecnica delle Marche D3A - Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambienta, in collaborazione con altri Enti e strutture, intendono realizzare un viaggio studio in Spagna, per 20-40 imprenditori agricoli ed altre figure interessate al comparto, per approfondire la conoscenza su tecniche innovative di impianto e gestione dell’oliveto.

          L’iniziativa si svolgerà dal 6 al 9 ottobre 2012, in località La Almunia de Dona Godina (Saragozza-Spagna), e comprenderà un seminario in loco con la visita, presso il Viveros Mariano Soria, di un oliveto sperimentale ad alta densità ottenuto da piante propagate sia con la tecnica tradizionale per talea, sia con tecnica innovativa per micropropagazione. Seguirà il giorno seguente la visita all’az.agr. “LA RODONDA”, ad indirizzo olivicolo-frutticolo, con complessivi 250 ha di oliveto alta densità, con età scalari a partire da quindici anni. In fine è prevista la visita all’azienda agricola “Agromonte s.a.”  con oltre 70 ha di arboreti da frutto ad alta densità, produzione orientata prevalentemente all’esportazione. 

          Questa “visita studio” si propone di presentare imprese che guardano da un lato alla qualità e dall’altro alla capacità di realizzare produzioni a costi contenuti.

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Perché un viaggio in Spagna? Il settore olivicolo italiano sta attraversando una fase di crisi strutturale riconducibile alle difficoltà di adattamento ai profondi cambiamenti in atto nel contesto economico internazionale ed istituzionale. La filiera olivicolo-olearia ha conosciuto nell’ultimo decennio una rapida crescita dei volumi di offerta, in particolare è ampiamente cresciuto il potenziale produttivo della Spagna ed è cambiato il ruolo di alcuni Paesi extraeuropei come Tunisia, Turchia e Marocco, California, Cile, Argentina e Australia che si sono “affacciati” sul mercato dell’olio. 

In questo scenario globale diventa fondamentale non solo migliorare la competitività commerciale, ma anche recuperare reddito al settore produttivo attraverso sistemi di allevamento ad elevata efficienza in termini di resa e di riduzione dei costi di gestione. Negli anni ‘90 l’olivicoltura italiana ha cominciato a evolversi con impianti a vaso policonico (6x6m) e a monocono gestiti in modo specializzato. Tuttavia, oggi, questo non risulta sufficiente e si avverte la necessità di nuove forme di olivicoltura che consentano di superare la marginalità della coltura, incrementando la produttività e riducendo l’uso di manodopera.

In questo scenario l’olivicoltura ad alta densità (superintensiva) si sta diffondendo a livello mondiale a partire dalla Spagna dove nasce nel 1994 con un impianto di soli 6 ettari, e dove attualmente è applicata in più di 33.000 ha. Si è diffusa soprattutto nei paesi di nuova coltivazione dell’olivo, meno nei paesi tradizionalmente produttori (Italia e Grecia). Dal 1999 la California si è avviata all’alta densità su circa 9000 ettari, godendo di un clima che permette ottimo sviluppo dell’olivo. Dal 2000 anche la Tunisia ha investito nell’alta densità e nel 2001 perfino il Cile l’ha adottata.

L’Italia ha iniziato solo nel 2002 a mostrare un timido interesse verso questo tipo di impianti (in oliveti realizzati da imprenditori leader e in alcune stazioni sperimentali). La via italiana all’alta densità dell’olivo cerca di coniugare l’utilizzo di varietà locali caratteristiche dei diversi territori con l’intensificazione delle tecniche colturali, salvaguardando la qualità delle produzioni tipiche. Il modello di olivicoltura ad alta densità proposto tenta di accostarsi ai sistemi avanzati della frutticoltura industriale avendo come obiettivo la riduzione della fase improduttiva, l’aumento e la costanza di produzione e la possibilità di meccanizzare tutte le operazioni colturali ed in particolar modo la raccolta (in continuo) e la potatura.

Si ritiene pertanto che la realizzazione di un viaggio studio in una località, La Almunia de Dona Godina, fortemente orientato alla frutticoltura e all’olivicoltura ad alta densità, sia un’occasione di riflessione per le imprese e per le istituzioni che debbono riconvertire, le prime gli investimenti, la seconda le linee di finanziamento (v. Regione Marche e PSR 2014-2020). L’occasione consente inoltre di conoscere gli importanti risultati produttivi e di descrizione dell’architettura dell’albero, ottenuti dal gruppo di studio dell’Università Politecnica delle Marche su Arbequina micropropagata e da talea.