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2014-09-29
“Polpa di oliva” nell’alimentazione dei bovini

L’iniziativa intrapresa con il progetto di filiera “Polpoliva” intende venire incontro alle esigenze di frantoiani, olivicoltori ed allevatori, attraverso l’introduzione di un nuovo sistema di estrazione dell’olio, che migliori le rese produttive, elimini le acque di vegetazione (ricchissime di sostanze organiche a scarsa biodegradabilità, e quindi difficili da smaltire con “pesanti” risvolti economici e legislativi), valorizzi i sottoprodotti derivati dalla lavorazione (in primo luogo la “polpa/patè di oliva”, utilizzabile nell’alimentazione del bestiame).

Obiettivi conseguibili con la tecnologia DMF Leopard Pieralisi che, grazie ad un sistema di estrazione centrifugo “a due fasi”, senza aggiunta di acqua, consente di recuperare, direttamente dall’interno del tamburo, una parte di sansa, denominata “pâté”, costituita dalla polpa e dall’acqua di costituzione dell’oliva, senza tracce di nocciolino.

Il “paté” presenta, come dimostrato da grafico sottostante:

  • un buon contenuto in fibra ed in proteina grezza, molto simile a quello dell'erba medica;
  • un basso contenuto di lignina (elemento finora di disturbo per il suo impiego nella alimentazione zootecnica);
  • un residuo grasso ricco in acido oleico e linoleico, quindi con composizione acidica simile a quella dell’olio extravergine di oliva;
  • un contenuto elevato di composti fenolici (75-100 g/kg), particolarmente importanti per organismo umano.

 

 

Proprio questa composizione ricca di fibra e priva di lignina, rende il “patè” sostanza ideale per l’alimentazione dei ruminanti, in primo luogo dei bovini da carne e latte.

La zootecnia bovina sta attraversando una difficile fase congiunturale, caratterizzata dal calo dei consumi (soprattutto di carne), crescita dei costi di produzione (in particolare dei mangimi), stabilità dei prezzi (se non quando loro riduzione), che hanno fatto precipitare il reddito degli allevatori, con conseguente chiusura di numerose stalle da carne e latte. La ricerca di sistemi per invertire tale situazione passa anche attraverso la individuazione di materie prime per l’alimentazione del bestiame a minore costo.

La “polpa/patè di oliva”, opportunamente miscelata con farina di erba medica, sembra rappresentare un’ottima soluzione non solo dal punto di vista  economico, ma anche a livello di benessere degli animali, performance produttive, caratteristiche degli alimenti derivati.

Numerose sono state le prove condotte dal mondo scientifico al riguardo (vedi Università di Perugia), sia presso allevamenti marchigiani che di altre Regioni, ottenendo spesso risultati superiori alle aspettative. In particolare si evidenzia un ottimale assorbimento da parte degli animali delle proteine somministrate con la suddetta dieta, nonché una riduzione dell’azoto escreto (aspetto di enorme importanza a livello ambientale, considerati i problemi di distribuzione sul suolo degli effluenti zootecnici, specie nelle zone vulnerabili da nitrati).